Sulle Orme di Egeria

La poverella di Trastevere


«Vole il Signore Iddio provare la virtù degli eletti suoi con varie avversità, e tribolazioni, sì per merito proprio loro, com’anco per esempio altrui»

Vita di Santa francesca romana

Il visitatore che dopo aver ammirato la mole del Colosseo percorre la Via Sacra per salire verso il Campidoglio attraversando il Foro viene improvvisamente abbagliato dal candore della facciata della Basilica di S. Maria Nova. La chiesa, ribattezzata Santa Francesca Romana in nome della Santa di cui custodisce le spoglie, si trova proprio nel cuore del Foro Romano, tra i resti degli imponenti monumenti pagani dell’antichità. Il fabbricato della chiesa e l’attiguo Monastero dei Benedettini di Monte Oliveto sono fiancheggiati da un lato dalla Basilica di Massenzio e dai colonnati del tempio di Venere, dall’altro, dall’arco di Tito. La chiesa sorge sul luogo ove Papa Paolo I (757-767) eresse e dedicò un oratorio ai SS. Apostoli Pietro e Paolo in memoria della loro orazione su Simon Mago. Secondo la tradizione S. Pietro lasciò le impronte delle sue ginocchia sulle pietre di basalto che sono tuttora conservate nel muro della crociera, dietro due inferriate. La prima dedicazione di Santa Maria Nova ebbe luogo sotto Papa Gregorio V dopo i lavori di restauro per distinguerla dall’altra chiesa del Foro, Santa Maria Antiqua. Successivamente furono costruite nuove opere tra le quali il campanile e la decorazione dell’abside. Nei secoli seguenti la Basilica si arricchì di veri e propri capolavori dell’arte sacra perdendo l’aspetto medioevale e assumendo i tratti del barocco. Nel 1352 la chiesa venne affidata ai Monaci Benedettini di Monte Oliveto e divenne meta di pellegrinaggio e riferimento spirituale per molte nobili matrone romane, tra le quali vi era Jacobella Roffredeschi, sposa di Paolo Bussa de’ Leoni, nobile di famiglia guelfa molto stimato a Roma. Fu nel grande palazzo dei Bussa, situato in fondo a Piazza Navona, che nel gennaio del 1384 Jacobella diede alla luce la piccola Francesca, Ceccolella, come la chiamò affettuosamente fin da subito. In quegli anni la città era divisa da forti contrasti politici e religiosi.

Ѐ l’epoca degli scismi e della lotta alle eresie, delle lotte violente tra le famiglie nobili. La nascita della piccola fu considerata una benedizione e intorno alla sua culla si celebrò una grande festa. Seguendo la madre, che ogni mercoledì partiva dalla casa in Piazza Navona per raggiungere S. Maria Nova, la bimba iniziò frequentare regolarmente la chiesa. Fu qui che a sei anni Ceccolella ricevette la Prima Comunione e passò sotto la guida spirituale di Padre Antonello di Monte Savello, monaco Olivetano e teologo molto stimato a Roma. Fu lui il primo a riconoscere la straordinarietà dell’ anima di Francesca, alla quale impartì le severe norme della spiritualità benedettina fondata sui dodici gradi di umiltà che conducono alla perfezione della carità.

A soli undici anni Francesca confidò a Padre Antonello il suo desiderio di entrare in monastero. Ma i genitori avevano per lei altri progetti. Il padre Paolo l’aveva promessa in sposa al nobile Lorenzo de’ Ponziani figlio di Andreozzo e di Cecilia dei Millini, imparentato con Papa Bonifacio IX. Sconvolta, Francesca si rivolse al suo padre spirituale che le consigliò l’ubbidienza. Così a dodici anni, dopo aver attraversato grandi tormenti, la giovane accondiscese alle nozze per fare la volontà di Dio. Si trasferì quindi nel grande Palazzo dei Ponziani a Trastevere, in via dei Vascellari, dove fu accolta con grande affetto da tutta famiglia. Il grandioso palazzo, che si estende per gran parte di via dei Salumi, è oggi stato trasformato in un albergo che porta il nome della Santa e purtroppo non è visitabile.

Anche il fratello di Lorenzo e sua moglie Vannozza furono entusiasti del suo arrivo. Con Vannozza nacque fin da subito una grande e duratura intesa spirituale che la aiutò a ritrovare la serenità e ad accettare il suo stato coniugale. Dal matrimonio ebbe tre figli: Battista, Evangelista e Agnese; gli ultimi due morirono di peste ancora giovani nel 1410.

Nella casa dei Ponziani Francesca si dedicò amorevolmente alla famiglia senza risparmiarsi ma parallelamente iniziò la sua opera apostolica in favore dei bisognosi, affiancata dalla cognata Vannozza. Aprì le porte del Palazzo Ponziani ai poveri ai quali distribuiva grano, vino e olio, e quando le riserve non erano più sufficienti andava insieme a Vannozza a chiedere l’elemosina bussando ad ogni porta della città. Il popolo la chiamava “la poverella di Trastevere”.

Quando Roma fu flagellata dalla peste, dalla guerra e dalla carestia, trasformò alcune stanze del Palazzo, devastato dalle truppe dell’antipapa Giovanni XXIII, in ospedale e andò per le strade a raccogliere gli infermi, ai quali prestava cure e assistenza con le proprie mani. Preparava lei stessa decotti e unguenti per gli ammalati. I processi di canonizzazione parlano di oltre sessanta guarigioni che Francesca aveva attribuito al suo unguento miracoloso.

Alle sue opere di bene si unirono, oltre a Vannozza, molte pie donne del patriziato romano, con le quali diede inizio a un’opera caritativa organizzata per assistere i bisognosi. Il 15 Agosto del 1425 tutte le donne, dopo anni di servizio, si offrirono come Oblate secolari per il monastero di Santa Maria Nova. Per otto anni le Oblate continuarono a vivere nelle proprie famiglie, sino al 25 marzo 1433, quando si riunirono in una casa comprata dalla famiglia Clarelli nel rione Campitelli, accanto alla Torre degli Specchi nella parrocchia di S. Andrea dei Funari, ai piedi del Campidoglio. Nacque così la Congregazione delle Oblate Regolari di Maria posta sotto la Regola di San Benedetto.

Alla morte del marito Lorenzo, che dal 1409 era rimasto semiparalizzato a causa delle ferite riportate nella battaglia tra le truppe pontificie e Ladislao di Durazzo re di Napoli, Francesca le raggiunse assumendo la guida della congregazione. L’ordine delle Oblate di Santa Francesca Romana è ancora esistente in Via del Teatro Marcello. Al civico 40 l’antica porta di accesso è sormontata da un affresco che ritrae la Santa con l’Angelo e S. Benedetto accanto alla Madonna col bambino. Nell’oratorio sono conservati affreschi quattrocenteschi che raffigurano momenti importanti della vita spirituale della Santa e delle sue opere in città. Nel monastero si conserva il recipiente dove Francesca preparava il suo unguento miracoloso, prodotto ancora oggi.

Il monastero di stretta clausura apre al pubblico il 9 marzo di ogni anno in occasione della ricorrenza della morte di Francesca e del rito della Benedizione dell’Unguento e delle fettucce per le partorienti.

Francesca ritornerà a palazzo Ponziani nel 1440 per soccorrere il figlio Battista, colpito da una fortissima febbre. Francesca è provata, ha cinquantasei anni e una vita vissuta intensamente senza risparmiarsi, sempre a beneficio della famiglia e del prossimo, perseverando nella regola dell’umiltà e della rinuncia a sé. Guarito il figlio, è lei ad essere assalita dalla febbre e il suo fisico indebolito non le consente di far ritorno a Tor de’ Specchi. Il 9 marzo 1440 Francesca si spegne nella sua camera di Palazzo Ponziani circondata dai familiari, le sue figlie spirituali, il confessore e Padre Ippolito, monaco olivetano. Il 10 marzo viene trasportata alla chiesa di S. Maria Nova, tra una folla immensa nella quale si verificano molte guarigioni miracolose.

Nello stesso 1440 inizia la lunga causa di Canonizzazione con la disamina dei miracoli e le testimonianze. Nel 1608 Paolo V la proclama Santa ma la devozione di Santa Madre Francesca, chiamata “Romana” dal suo popolo, si era già diffusa da tempo grazie all’opera della Congregazione dei Monaci Olivetani. L’anniversario della sua morte fu dichiarato festivo pochi anni dopo il suo decesso per via del continuo pellegrinaggio dei fedeli presso il luogo di sepoltura. Successivamente la Santa fu tumulata nella Confessione a forma di tempietto progettata da Bernini, decorata con una statua bronzea che andò distrutta durante l’occupazione napoleonica. Oggi le sue spoglie sono deposte in un’urna in rame con fronte di cristallo nella cripta della Basilica. Un fregio in mosaico riveste la lunetta superiore; di fronte, un bassorilievo con la Santa in estasi e l’Angelo. Nella chiesa, sul lato destro, la moglie del figlio Battista, Mobilia Papazurri fece erigere una cappella in suo onore, poi rivestita di marmi e colonne nel 1729 per disposizione dell’Oblata M. Vittoria Coccini.

Santa Francesca Romana è oggi venerata come Advocata Urbis, patrona di Roma con i SS. Pietro e Paolo. Dal 1925, per volontà di Papa Pio XI, è anche patrona degli automobilisti. Secondo la tradizione, infatti, la Santa era sempre accompagnata dall’ Angelo custode che la proteggeva dai pericoli e le rischiarava la strada mentre di notte percorreva le vie della città.

Una cospicua fonte di notizie sulla vita mistica della Santa è rappresentata dal manoscritto in romanesco redatto del suo confessore, Don Mattiotti, parroco di Santa Maria in Trastevere, nel quale sono riportate le rivelazioni che Francesca diceva di ricevere dal Signore, le visioni, le lotte con il demonio, le estasi, i prodigi e le numerose guarigioni che le sono state attribuite.

“L’amore è forte siccome la morte, già possiede il cuore, e seco lo ha unito: lo sazia di questo cibo, l’inebria di questo liquore soavissimo, e con incredibile suo contento a sé lo congiunge, e lo rinnova”

Santa francesca romana

Laura Tommarello

“In un mondo che ha scisso i legami con il passato solo chi non perde la capacità di sognare può ancora conservare la speranza nel domani”.
Laura Tommarello

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